mercoledì 29 Giugno 2022

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Guerra Russia-Ucraina e sanzioni mettono in ginocchio l’export italiano

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni alla Russia si ripercuoteranno pesantemente sul nostro Paese e sulle imprese nazionali. 
Il rischio maggiore, come avverte Confartigianato, è di assistere al ripetersi, in misura amplificata, delle gravi conseguenze economiche derivanti dal conflitto russo-ucraino del 2014, con la crisi di Crimea. 

L’effetto pluriennale delle sanzioni

Le prolungate sanzioni alla Russia tra il 2013 e il 2021 hanno fatto calare del 28,5% l’export italiano verso Mosca, per perdite che ammontano a circa 25 miliardi di euro.
Questi dati giustificano l’apprensione del comparto industriale italiano per il prosieguo di tale situazione.

Il quadro nazionale

L’Italia è, inoltre, al quarto posto tra i paesi dell’UE per il valore delle esportazioni sui mercati russi e ucraini. Nel 2021 il nostro Paese ha venduto prodotti per 9,8 miliardi di euro a queste due nazioni, di cui ben 7,7 miliardi solo alla Russia. 
Le esportazioni italiane verso Mosca riguardano principalmente:

  • macchinari e apparecchiature (2,1 miliardi di euro nel corso del 2021),
  • moda (1,3 miliardi),
  • prodotti chimici (720 milioni),
  • prodotti alimentari (635 milioni).

Tra le regioni più esposte a tale partnership commerciale figurano: Emilia Romagna, Veneto, Marche, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Lombardia.

Le criticità

Il dato economico è dunque tutt’altro che confortante. A queste circostanze si sommano infatti l’espulsione della Russia dal sistema SWIFT, il rischio default, la svalutazione del rublo e le forti limitazioni al trasporto delle merci, con la pesante chiusura dei porti sul Mar Nero.
E, più in generale, a preoccupare è il clima di sfiducia che tiene sotto scacco la realtà imprenditoriale, dopo i due complicatissimi anni di pandemia.

Tra divieti e restrizioni

Tornando all’argomento sanzioni, si evidenzia come i divieti alla vendita da parte di soggetti europei a soggetti russi coinvolgano diverse categorie merceologiche. Nello specifico:

  • beni e tecnologie a duplice uso (prodotti, inclusi software e tecnologie, che possono avere un impiego sia civile che militare);
  • beni che potrebbero contribuire al potenziamento militare e tecnologico;
  • strumenti e tecnologie adatti all’uso nella raffinazione del petrolio;
  • beni e tecnologie adatti all’uso nell’aviazione o nell’industria spaziale.

Incertezza per la strumentazione di misura      

Il quadro così delineato motiva l’inquietudine del settore degli strumenti di misura, direttamente coinvolto nel pacchetto di limitazioni voluto dall’UE.
La mancanza di un divieto generale sull’esportazione obbliga, inoltre, le aziende a prevedere un sistema di controllo e screening idoneo a determinare se i propri prodotti possano rientrare nell’elenco delle merci sottoposte a divieti.
Il timore di incappare in violazioni e il panorama corrente di profonda instabilità rischiano dunque di rappresentare un ulteriore colpo per la ripartenza economica dell’intera nazione.

Fonti: tg24.sky.it, quifinanza.it, pmi.it

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