domenica 25 Luglio 2021

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Droni e sensori si preparano a combattere i crimini ambientali

Aeronautica Militare e Università Parthenope di Napoli si uniscono nella lotta contro i crimini ambientali. Come? Attraverso azioni di spionaggio dal cielo pensate non per bloccare il singolo evento, ma per tracciare un’attività di intelligence ambientale.

Una somma di conoscenze 

L’innovativo progetto per la tutela di ambiente e salute coinvolge scienze ambientali, intelligence militare e tecnologie sensoristiche e droniche. 

La sperimentazione triennale ha permesso di individuare discariche abusive e inquinanti e di mappare i ben più complessi processi che contraddistinguono le attività criminose. 

L’esperienza militare a servizio dell’ambiente

Come ha spiegato il colonnello Angelo De Angelis, le forze aeree garantiscono un patrimonio (intelligence, sorveglianza, ricognizione, esperienza militare) che può essere facilmente impiegato in altri settori, come quello ambientale.

L’impiego di droni militari, aerei Tornado, Eurofighter, Amx dotati di sensori semplifica fortemente la localizzazione di discariche sepolte, materiali tossici o copertoni pronti per essere bruciati. 

Mappare l’intero processo criminoso

Ma non si tratta solo di questo. Il reale obiettivo, come ribadisce il professor Massimiliano Lega, è quello di ricostruire la serie di eventi che anticipa l’atto dannoso per l’ambiente. Solo la comprensione delle dinamiche generali può infatti impedire la proliferazione di queste azioni criminali. 

Sorveglianza tecnologica

La visione dall’alto può dunque fare la differenza. I droni consentono di individuare una zona minacciata e monitorarla per giorni, in modo tale da segnalare come viene alterato il sito nelle diverse fasi criminose. Sensori capaci di osservare l’ambiente, attraverso le bande dello spettro al di fuori del visibile, possono infatti garantire operazioni di sorveglianza su tutto il territorio nazionale.

Un problema nazionale

E si parla di Italia intera perché la piaga della terra dei fuochi non è così circoscritta come i notiziari sembrano farci credere. Tra il 2020 e il 2021 si sono infatti registrati ben 10.800 roghi, in prevalenza in Campania, Sicilia e Lazio, ma anche in Puglia, Calabria e Piemonte. 

Il progetto messo in atto da Aeronautica e Università rappresenta dunque un convincente punto di partenza per combattere il flagello dei roghi tossici lungo tutta la penisola.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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